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Scaglioni IRPEF 2026: pensavo che il 33% toccasse tutto lo stipendio

DaddyNotePubblicato il 14 ott 2026Fonti verificate il 14 ott 2026


IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000, 43% oltre. Come si applicano gli scaglioni, quanto vale davvero il taglio di due punti e chi non ne vede il beneficio.

Martedì sera, verso le dieci, ero in cucina con la busta paga di settembre aperta sul tavolo e il telefono in mano. Un collega in pausa pranzo aveva detto una frase che mi era rimasta in testa: "Se superi i 28.000, ti tassano tutto al 33%".

Io guadagno poco più di quella cifra. Per un attimo ho pensato che un piccolo aumento potesse farmi perdere soldi. Mi è venuto un dubbio, sinceramente.

Così ho aperto il testo del TUIR su Normattiva e la pagina dell'Agenzia delle Entrate. La risposta era lì, ma non era quella del collega. E il taglio "da 35 a 33" che si legge ovunque vale meno di quanto pensassi.

Il 33% non si mangia tutto il reddito, e qui quasi tutti ci cascano

L'articolo 11 del TUIR, nel testo in vigore per il 2026, dice che l'imposta lorda si calcola applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, queste aliquote per scaglioni:

Scaglione di reddito (2026)Aliquota
fino a 28.000 euro23%
oltre 28.000 e fino a 50.000 euro33%
oltre 50.000 euro43%

La parola che conta è "scaglioni". Ogni aliquota si applica solo alla fetta di reddito che cade dentro quella fascia. I primi 28.000 euro restano al 23% per tutti, anche per chi guadagna 100.000.

Quindi no, superare di 500 euro la soglia non fa schizzare al 33% l'intero stipendio. Quei 500 euro pagano il 33%. Il resto non cambia.

Mi sono sentito un po' sciocco, a essere onesto. Ma credo che lo stesso equivoco giri in parecchi uffici.

Il 33% è la novità del 2026. La legge di bilancio, cioè la legge 30 dicembre 2025, n. 199, all'articolo 1, comma 3, ha sostituito nel TUIR le parole "35 per cento" con "33 per cento". Su Normattiva il nuovo valore compare infatti tra doppie parentesi, il segno che il testo è stato modificato.

Ho rifatto i conti su tre redditi, solo imposta lorda:

Reddito complessivo di 25.000 euro 23% × 25.000 = 5.750 euro Nel 2025 era uguale: lo scaglione al 23% non è stato toccato.

Reddito complessivo di 35.000 euro 23% × 28.000 = 6.440 euro 33% × 7.000 = 2.310 euro Totale 8.750 euro Con il 35% della seconda fascia sarebbero stati 6.440 + 2.450 = 8.890 euro. Differenza: 140 euro l'anno.

Reddito complessivo di 60.000 euro 23% × 28.000 = 6.440 euro 33% × 22.000 = 7.260 euro 43% × 10.000 = 4.300 euro Totale 18.000 euro

Il primo pezzo, 6.440 euro, è lo stesso numero che l'Agenzia delle Entrate indica come quota fissa per chi supera i 28.000 euro. E la somma 6.440 + 7.260 fa 13.700 euro, la quota fissa che la stessa pagina indica per chi supera i 50.000. I conti tornano.

Quanto vale davvero il taglio di due punti

Qui mi aspettavo una cifra più grande. Invece è piccola, e ha un tetto.

Il taglio riguarda solo la fascia tra 28.000 e 50.000 euro, larga 22.000 euro. Due punti su 22.000 euro fanno 440 euro. È il massimo che si può risparmiare, e lo raggiunge solo chi arriva almeno a 50.000 euro di reddito.

Sotto i 28.000 euro il risparmio è zero. Tra 28.000 e 50.000 cresce di 2 euro ogni 100 euro sopra la soglia: a 35.000 sono i 140 euro calcolati sopra, a 40.000 sono 240.

C'è poi una cosa che non avevo mai sentito. Lo stesso articolo 1, al comma 4, aggiunge all'articolo 16-ter del TUIR una regola per chi ha un reddito complessivo superiore a 200.000 euro: per alcune spese che danno diritto a detrazione (tra cui quelle al 19%, escluse le spese sanitarie, le erogazioni ai partiti e i premi assicurativi contro le calamità naturali) la detrazione si riduce di 440 euro.

In pratica, oltre quella soglia il vantaggio del 33% viene in buona parte ripreso, se si hanno quelle detrazioni. L'Agenzia delle Entrate la chiama "meccanismo di sterilizzazione". Il nome non è dei più chiari, ma l'idea si capisce.

E se uno ha 200.001 euro di reddito ma nessuna di quelle spese? Dal testo, la riduzione tocca la detrazione per quelle spese, quindi senza spese non c'è niente da ridurre. È un caso che vale la pena verificare con chi prepara la dichiarazione.

Alla fine il numero in busta paga dipende da un'altra riga

L'imposta lorda non è quella che si paga. Da lì si tolgono le detrazioni, e per chi lavora da dipendente la più pesante è quella dell'articolo 13 del TUIR.

Nel testo che Normattiva indica come vigente per il 2026, la detrazione per lavoro dipendente vale:

  • 1.955 euro se il reddito complessivo non supera 15.000 euro (con un minimo di 690 euro, che sale a 1.380 euro per i contratti a tempo determinato);
  • tra 15.000 e 28.000 euro: 1.910 euro più 1.190 euro moltiplicati per (28.000 − reddito) / 13.000;
  • tra 28.000 e 50.000 euro: 1.910 euro moltiplicati per (50.000 − reddito) / 22.000;
  • più 65 euro se il reddito è tra 25.000 e 35.000 euro (comma 1.1).

Da qui nasce la famosa "no tax area". Con 8.500 euro di reddito l'imposta lorda è 23% × 8.500 = 1.955 euro, esattamente quanto la detrazione. Sotto quella cifra, con la sola detrazione dell'articolo 13, l'IRPEF va a zero.

Un esempio, sempre a 35.000 euro: 1.910 × (50.000 − 35.000) / 22.000 = 1.910 × 15.000 / 22.000 = 1.302,27 euro più 65 euro = 1.367,27 euro di detrazione dell'articolo 13.

Mi fermo qui di proposito. Sulla busta paga entrano anche altre misure (il taglio del cuneo, le addizionali regionali e comunali, eventuali altre detrazioni) che non ho verificato riga per riga. Non metto un "netto" che non saprei difendere.

Un'ultima nota su una ricerca che vedo spesso, tipo "scaglioni irpef 2026 mensili". Gli scaglioni della legge sono annuali. In busta paga il sostituto d'imposta li riporta al mese, ma il conto vero si chiude sull'anno, con il conguaglio o con il 730.

Per riassumere quello che ho capito quella sera in cucina:

  • gli scaglioni 2026 sono 23%, 33% e 43%, con soglie a 28.000 e 50.000 euro;
  • ogni aliquota pesa solo sulla sua fetta, quindi superare una soglia non "punisce" il resto del reddito;
  • il taglio dal 35 al 33% vale al massimo 440 euro l'anno, e zero sotto i 28.000;
  • sopra i 200.000 euro una parte di quel vantaggio viene ripresa attraverso le detrazioni.

Il collega, alla fine, l'ho lasciato in pace. Però mi chiedo quanti altri non chiedono un aumento per paura dello scaglione.

A voi è mai capitato di sentire questa storia del "superi la soglia e perdi tutto"? E ci avete creduto anche solo per un momento?

Informazioni di carattere generale, non consulenza fiscale. Per il proprio caso fa fede quanto risulta dalla Certificazione Unica e dalla dichiarazione dei redditi.

Fonti